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lunedì 24 gennaio 2011

AMERICAN PSYCHO - Bret Easton Ellis - Einaudi

C'è questo tizio che non si capisce bene se è vero o no ma è un broker di Wall Street che frequenta tutta gente come lui, ossessionata dall'aspetto esteriore, dalle griffe, dai locali da frequentare ecc. Il problema è che il nostro amico è, o almeno dà modo di pensare di essere, un violento sadico figlio di puttana serial killer che uccide miriadi di persone. Il problema, nel mio caso, è che mi sono annoiato a morte ed ho abbandonato a metà libro. Mi dispiace, vecchio Bret, questo proprio non mi è piaciuto.

LUNAR PARK - Bret Easton Ellis - Einaudi

Strepitoso ed allucinante ed allucinato racconto lungo di Bret Ellis che ci trascina ancora una volta nel mondo laccato oro del jetset hollywoodiano. Un incubo senza fine, in cui il protagonista decide di "mettere la testa a posto" (più o meno) sposandosi con una famosa attrice e cercando di vivere in modo (più o meno) sereno insieme a suo figlio ed alla figlia di lei. Tuttavia, ci sono cose che Ellis non riesce a fare a meno. Esempio, la droga, l'alcool e le sue studentesse. Un serial killer uccide intanto diverse persone sulla base dei libri di Ellis come Meno di zero e American Psycho. Poi c'è pure il fantasma del padre che lo perseguita insieme a molti altri spettri e demoni che infesteranno la sua casa. Un gran casino. Alla fine se ne torna da sé, va a convivere con un ragazzo giovane e forse grazie ad un'intensa attività sex&drugs i fantasmi (più o meno) spariranno.

giovedì 30 dicembre 2010

IMPERIAL BEDROOMS - Bret Easton Ellis - Einaudi

Magari leggere il continuo di una storia senza aver letto prima la storia non è la cosa più indicata. Forse, però. Perché in questo lugubre e meraviglioso e ipnotico lavoro di Ellis si capisce tutto ciò che è stato, più o meno, già dalle prime pagine; sicuramente mancherà roba, ma già così questo libro sta in piedi, e ci sta egregiamente.
Il protagonista è Clay, uno sceneggiatore/scrittore che vive a metà tra NY e LA, assorbendo il peggio dall'una e dall'altra città. Tra feste e provini, prende vita un noir tipicamente da frontiera americana, coi messicani, Ciudad Juarez, gli agenti dello spettacolo, i festini, la droga, l'alcool, i morti e le torture riprese e mandate on line. Clay si innamora di un'attricetta che si fa scopare per ottenere una parte nel nuovo film di cui anche lui è produttore: un'attricetta che non ha nessuna speranza di ottenere quella parte, ma che diventa il centro, anzi, l'epicentro di uno sconvolgente intrigo in cui rientrano praticamente tutti i personaggi della cerchia di Clay.
La trama e il ritmo sono ottimi, forse anche per la superba traduzione di uno dei miei scrittori preferiti, Giuseppe Culicchia. Ma la descrizione delle vicende grottesche e pornografiche, vuote ma a loro modo malinconiche e forse anche sbiaditamente romantiche sono frutto di un genio della letteratura. A dispetto di quello che dice Piperno, che lo stronca, io lo promuovo alla grande.

VOTO: 7 - Affresco a tinte forti, quasi in bianco e nero dai contrasti a 100, dei personaggi che si muovono intorno allo showbiz.

mercoledì 29 settembre 2010

SENZA VELI- C. Palahniuk - Mondadori

Sto scrivendo questa pseudorecensione di "Senza Veli" di Palahniuk un paio di settimane dopo averne terminato la lettura. Questo lasso di tempo l'ho trascorso cercando di ricordare di cosa parli questo che qualcuno si ostina a chiamare "libro". Sono gli stessi che continuano a pensare che Palahniuk sia lo stesso autore di Fight Club. Purtroppo, non si sono accorti che Palahniuk è morto in un incidente d'auto ormai circa una decina d'anni fa: è stato sostituito da un sosia, per non disperdere l'energia economica di questo nome. Gli indizi sono disseminati ovunque. In Eleanor Rigby, soprattutto.
Questo non è un libro.
Questa è una sconsolante tragedia.

lunedì 8 febbraio 2010

IL GIOVANE HOLDEN - J.D.Salinger - Einaudi

Lo ammetto senza problemi: quando devo leggere un libro che più che un libro è una reliquia, mi prende una paura boia. È quella stessa paura che ti prende davanti a un piatto di lasagne, quell'angoscia pura e semplice che ti stringe allo stomaco quando scopri che non sono lasagne normali ma, che ne so, lasagne alle verdure. Tu resti di stucco e ti disperi, dentro di te. Non avevo mai letto Il giovane Holden, così come non ho mai letto Il piccolo principe, così come ho letto altri pezzi come L'Idiota solo all'ormai veneranda età di quasi trenta anni. Li ho tutti, sugli scaffali, ma non li leggo.
Ora, sulla spinta emotiva della scomparsa di J. D. Salinger, ho preso il suo capolavoro tra le mani. Dico la verità: non avevo la minima idea di cosa si parlasse in quel libro. Ridico la verità: anche ora non ne ho tanta idea. Sì, ok, la storia del ragazzo, dell'acchiappatore nei campi di segale, del rifiuto della società data... Sì, sì, va bene: ma poi? Dice: ma a quei tempi era un libro rivoluzionario. Va bene anche questo. Lo so, anche solo parlare in quel modo, scrivere un linguaggio del genere, a quei tempi era una rivoluzione. Lo so, lo so. Ma poi?
Ecco perché certi libri, certi film, certe canzoni entrano nella leggenda: perché non ci si capisce un cazzo. E se non ci si capisce un cazzo, ognuno può appiopparci il significato che vuole, dal più banale al più sofisticato. Ho l'impressione che questo genere di libri sia quasi fatto apposta per durare in eterno, perché in eterno se ne cercherà il significato "vero". Ma se il significato "vero" non c'è, come si fa?

lunedì 14 dicembre 2009

A SANGUE FREDDO - Truman Capote - Garzanti

Alla fine del libro ho pensato: di chi è il "sangue freddo" di cui il grande Truman Capote parla nel suo capolavoro?
Certo, quello dei due assassini, Perry e Dick, che sterminano una famiglia del Kansas rurale in cerca di una fantomatica cassaforte di cui uno dei due aveva sentito parlare da un compagno di carcere alcuni mesi prima. Legati mani e piedi con una fune, una coltellata alla gola, un colpo di fucile alla tempia. Infanzie e adolescenze difficili, l'odio per tutto il mondo. La disperazione e la disgregazione di luoghi comuni. Il sangue freddo.
Ma il sangue freddo è anche quello dello Stato che decide, dopo un processo sommario, di impiccare i due. Come rammenta uno dei due assassini confessi in attesa del cappio, il vero sangue freddo è quello del boia. Quello del giudice. Quello dei giurati.
Però, forse, il sangue freddo reale e più vero di tutti è quello dell'autore, Truman Capote. Un racconto, il suo, che a metà degli anni '60 uscì sul New Yorker a puntate. Una cronaca spietata, che sta dalla parte di tutti. E, quindi, di nessuno. Il fatto e i personaggi girano intorno a una vicenda sconvolgente da qualsiasi angolazione la si voglia prendere. La sensazione potrebbe essere quella che Capote abbia scelto di raccontare "perché" gli assassini hanno compiuto, a sangue freddo, quel massacro. Forse, alla fine, traspare una certa empatia più con loro che con i giurati che li mandano a morire.
Ecco perché suscitò infinite polemiche, questo libro a puntate, quando i perbenisti americani lo lessero sul leggendario New Yorker. Ecco perché Capote, dopo questo libro, fu investito parimenti da una fama incredibile e da dubbi esistenziali che lo portarono a non pubblicare più una riga.
Esistenziali, sì. Perché, in fondo, A sangue freddo è un libro che parla di esistenze. Esistenze interrotte, stroncate a sangue freddo. La giovane, il padre, la madre. I due assassini. La vita di paese. I giornali. Una rappresentazione più vera del vero, scarna e romanzata, incredibilmente attuale.
E' giusta la vendetta di Stato? Si possono comprendere le motivazioni di gesti efferati? I mostri umani esistono?
Forse, Capote una risposta ce la dà, facendo filtrare tra le parole un senso di umanità, una logica più grande, un'enorme, tragica commedia del vivere in cui noi siamo solo delle piccole briciole di nulla che ruzzolano sulla tavola imbandita della storia.

VOTO: 8 - Leggenda giustificata

venerdì 16 ottobre 2009

IL SIMBOLO PERDUTO - Dan Brown - Mondadori

Non è che uno vuol essere particolarmente preconcetto nei confronti della vita, del mondo e delle opere d'intelletto (altrui). Tuttavia, ci sono casi in cui la gente se la cerca.
Questo è il primo post di RECENSIONE PREVENTIVA dichiarata. Altri la fanno, ma sempre mascherata.
La mia recensione su questo libro, il nuovo di Dan Brown, elogia lo stile dell'autore: tutti gli altri libri sono romanzi meravigliosi, scritti in modo tecnicamente perfetto. Non a caso, il vecchio Dan ha venduto "discretamente".
C'è altro che però mi porta a stroncare non il libro in sé, che anzi elogio in modo preventivo, bensì altro. Non so come sia possibile, visto che la data d'uscita è data sui quotidiani per il 23 ottobre prossimo venturo, ma ho trovato "Il simbolo perduto" in diversi negozi e supermercati. Uno dei tanti misteri browneschi, forse, dato che il Corrierone oggi pubblica il prologo come anteprima mondiale. Va' un po' a sapere.
La stroncatura mi è sorta spontanea come una domanda di Biscardi quando, preso il volume tra le mani, ho notato una cifra, scritta piccina picciò, sulla quarta di coperta: 25. E accanto a questo misterioso brownesco numero, che ho pensato subito fosse una cifra massonica o precattolica, una parola: euro.
Sarà mica che, siccome il Brown tira, si fa pagare un libro VENTICINQUE EURO? Cioè: si può far pagare un normale romanzo confezionato in modo normale, venticinque euro? La risposta che mi sono dato è: no. Infatti non ho comprato. Sicuro che la trama è avvincente e la scrittura scorrevole. E che il protagonista ha un coraggio da leoni, tanto da affrontare mafie, logge massoniche, mercato dei libri al grido di: "PERCHÈ IO VALGO!". Che va bene che Mondadori ai suoi padroni costa cara (750 milioni), ma a tutto c'è un limite, pure all'idiozia. Si spera.

VOTO: 3 - aridatece il racconto orale gratuito

martedì 6 ottobre 2009

LA SCIMMIA PENSA, LA SCIMMIA FA - Chuck Palahniuk - Mondadori

"La scimmia pensa, la scimmia fa" è uno di quei prodotti culturali che, penso, noi europei non possiamo capire. E non potendo capire, è difficile poter apprezzare. Un po' come i film dei fratelli Coen.
Questo libro è una raccolta di articoli e reportage che il buon vecchio Chuck ha scritto e pubblicato tra un romanzo e l'altro su giornali e riviste a stelle e strisce. Chi vi scrive è un fan di Palahniuk. Tuttavia, è giusto apprezzare tutto per partito preso?
No. Infatti, non apprezzo "La scimmia pensa, la scimmia fa". A tal punto che dopo le prime dieci, quindici pagine, lo chiudo sistematicamente e rimando la lettura ad una prossima volta. A un prima o poi futuribile.

VOTO: SV