mercoledì 29 settembre 2010

SENZA VELI- C. Palahniuk - Mondadori

Sto scrivendo questa pseudorecensione di "Senza Veli" di Palahniuk un paio di settimane dopo averne terminato la lettura. Questo lasso di tempo l'ho trascorso cercando di ricordare di cosa parli questo che qualcuno si ostina a chiamare "libro". Sono gli stessi che continuano a pensare che Palahniuk sia lo stesso autore di Fight Club. Purtroppo, non si sono accorti che Palahniuk è morto in un incidente d'auto ormai circa una decina d'anni fa: è stato sostituito da un sosia, per non disperdere l'energia economica di questo nome. Gli indizi sono disseminati ovunque. In Eleanor Rigby, soprattutto.
Questo non è un libro.
Questa è una sconsolante tragedia.

venerdì 21 maggio 2010

PERCHÈ DOLLARI? - Marco Vichi - Guanda

Quattro racconti di Marco Vichi. Il primo, "Perché dollari?", che dà anche il titolo al libro, è una pseudoindagine del commissario Bordelli. Pseudo, perché non è una vera e propria indagine, ma un losco traffico in cui il commissario si ritrova coinvolto e che parla di spie e strani personaggi.
Ma la (per me) sorpresa è arrivata dagli altri tre racconti.
Il primo è "Reparto Macelleria". Uno stupendo racconto che parla di fascisti e partigiani, di un libraio che ha qualcosa di fatato, di un macellaio di uomini, di un nano, di uno che sta dietro a tutto l'ambaradan. Il secondo s'intitola "Il portafogli" ed ha un vago retrogusto alla Buzzati, quel fatalismo, quella normalità elevata a miseria e vetta: l'anonimo ragioniere, specchiato e metodico, che finisce in galera per un equivoco ma che scoprirà un mondo diverso da quello della Premiata ditta in cui ha speso tutta la vita. Il terzo racconto, "Tradimento", è un noir versiliano, la storia di un infiltrato che si troverà di fronte ad una scelta dura da compiere. Complimenti a Marco per questi racconti, soprattutto per l'atmosfera tutta particolare, polverosa, penombrosa, vagamente magica e infine terribile di "Reparto Macelleria". Come sempre, grande Marco.
 

mercoledì 24 marzo 2010

CITTÁ IN NERO - Autori vari (a cura di Marco Vichi) - Tea

Nove racconti noir, nove storie che parlano di persone, anzi no, di città, anzi no, di persone che vivono nelle città e di città che si riflettono nelle persone e nelle loro storie, a volte piccole, a volte gigantesche, a volte tristi, a volte incomprensibili, a volte semplicemente reali. Nove tra i più bravi scrittori di genere si cimentano in questa antologia assolutamente strepitosa, nove città si alternano come sfondi e come protagoniste assolute, ognuna con i propri codici di violenza, ognuna con un proprio linguaggio. E allora, più che gli ammazzati e gli ammazzatori restano in mente i bambini in strada di Palermo, le case signorili, quasi infestate, di Firenze. E così via, in un mosaico fatto di storie. Perché sono le storie che affollano il mondo, sono le storie che riempiono le nostre città, le nostre vite.

lunedì 22 marzo 2010

L'ISTINTO DEL LUPO - Massimo Lugli - Newton&Compton

Come Lapo è diventato il Lupo. Una storia così improbabile da essere verosimile. Dal lusso ovattato di una famiglia come tante, dove Pa' e Ma' si scannano da mattina a sera, dove il "signorino" viene picchiato da mattina a sera dai bulli di scuola e non ha amici, si arriva alla strada, al vivere per sopravvivere, dove l'uomo diventa animale infido, traditore ma anche fedele, sanguinario, violento, amorevole. Lugli, con la solita, ottima capacità di coinvolgere attraverso la scrittura scarna e ritmata, ci spiega come il Lupo della sua prima opera è diventato ciò che è. Un animale di strada. Ci spiega chi è Tamoa, il suo maestro, un po' santone un po' alcolizzato. Ci spiega la poesia della prima volta: la prima volta di una coltellata, la prima volta di una rissa, di uno schiaffo. La prima volta del sesso con un'inattesa, bellissima prostituta. Un battesimo, una cerimonia di iniziazione verso l'orlo dell'abisso in cui precipitare per scoprire che forse dentro l'abisso si vive meglio. Senza obblighi, senza vergogne, senza canoni se non quelli della salvazione di se stessi. Vi è anche un accenno al "Carezzevole", che diverrà il coprotagonista del terzo lavoro di Lugli. Mi è sempre piaciuta la concatenazione tra le opere. Ricordo, per esempio, due libri di Stephen King in cui si descrive lo stesso evento visto da due persone diverse, che a un certo punto di vicende separate e del tutto indipendente l'una dall'altra, si vedono attraverso un pozzo durante un'eclisse. L'ho trovato geniale. Ma King è King. E Lugli è Lugli. E direi che, di questa piccola ma innegabile verità, il cronista di nera non può certo rammaricarsi.

lunedì 15 marzo 2010

LA LEGGE DI LUPO SOLITARIO - Massimo Lugli - Newton & Compton

Confesso, ok. Va bene. Confesso. Sono uno di quelli un po' dementi che quando per caso leggono un libro che gli piace, è facile che prendano e si comprino tutta l'intera produzione di quello scrittore lì. L'ho fatto in modo del tutto sconsiderato più volte nella vita. A volte è andata abbastanza bene, come nel caso di Chuck Palahniuk. Altre un po' meno.
Un paio di post fa potete trovare la recensione de "Il Carezzevole" di Massimo Lugli. Subito, sono corso a prendermi gli altri due lavori letterari del cronista di nera. Tempo dieci ore e mi sono scolato "La Legge di Lupo Solitario". Il che mi conferma che Lugli mi piace assai. Ho letto i due libri in meno di due giorni. Cosa mai successa prima.
Lupo è un barbone fattone asociale che gira per Roma con un coltello in tasca quando va bene, con un chiodo arrugginito quando va un po' meno bene. La sopravvivenza sulla strada è un casino. L'unico culo a cui si tiene è il proprio, non c'è spazio per la moralità, non c'è spazio per la condivisione, o per qualche sentimento. Lupo vive in mezzo a reietti e, pur essendo un reietto lui stesso, rivendica una sorta di coscienza di classe degli ultimi, un modo senza regole o, forse, con più regole di tutti gli altri. Regole in qualche modo condivise, rispettate. Imposte. Un mondo decadente, a pezzi, che si scontra con quello di chi vive nel lusso, con un lavoro, con una villa, con l'oro e i gioielli. I signori, i dottori, le signore... Oltre la facciata, oltre la sovrastruttura, quello siamo e quello rimaniamo: esseri viventi in lotta per la sopravvivenza. E spesso, quelli che indossano le maschere quotidiane del benessere hanno bisogno dei reietti. Forse perché tutti veniamo da lì. Forse, perché semplicemente c'è chi vince, c'è chi perde.

L'ULTIMO INDIZIO - Piernicola Silvis - Fazi Editore

Ho letto "L'ultimo indizio" di Piernicola Silvis per un consiglio più che autorevole. L'ultimo indizio è quello che ha portato, qualche anno fa, alla cattura dell'allora numero 2 di Cosa nostra, Piddu Madonia; a scrivere, qualcuno che di quella storia ne sa qualcosa... Piernicola Silvis, che in quegli anni era a capo della Mobile di Vicenza, dove il padrino fu preso subito dopo le stragi di Falcone e Borsellino, dando così il via alla "riscossa" dello Stato. Una riscossa che adesso, a 18 anni di distanza, sappiamo essersi fermata sul più bello. Tanto per cambiare.
La struttura narrativa del libro è comunque resa interessante perché dal suo sviluppo su un doppio binario: il primo, quello delle indagini e della pianificazione dell'azione, che è un vero e proprio resoconto dettagliato con nomi e cognomi. Un secondo piano, puramente narrativo, in cui l'autore lascia andare la fantasia narrando delle vicende (parecchio angoscianti) di una verosimile vita privata. Molto, molto interessante, una soluzione di questo tipo. E non solo: anche la parte in cui si parla dell'inchiesta si differenzia da gran parte dei libri del genere, sia per costruzione che per linguaggio. Di solito pare di leggere un rapporto dei Carabinieri. Nel libro di Silvis, invece, no. E già questa è una lieta nota. Sì, ok: la parte personale fa venire una tristezza cosmica che fa passare la voglia di metter su famiglia e mette a dura prova la voglia di vivere. Ma non si può mica avere tutto dalla vita. Soprattutto da uno che piglia i boss mafiosi.

lunedì 8 marzo 2010

ERODE E LA PSICOPATIA DELL'ALLENAMENTO - Anna Marani/Elena Torre - Romano Editore

Cosa si chiede a un libro tra il giallo e il noir per essere un buon libro tra il giallo e il noir?
Be', ovviamente un buon intreccio, dei buoni personaggi, una scrittura quantomeno piacevole. Questo libro, scritto a quattro mani da Anna Marani ed Elena Torre, non solo adempie alla perfezione a questi requisiti minimi: li raddoppia!
Il romanzo, infatti, si basa sulle vicende di due "mastini": il commissario Biagini da una parte e l'appuntato Cortese dall'altra. Il primo esponente della Polizia, il secondo dei Carabinieri. Entrambi, vivono e lavorano nei dintorni di Viareggio. Le due autoresse (parola sbagliata ma che mi piace un monte) raccontano le vicende dei due: vicende che talvolta si intrecciano, si sfiorano appena. I due, però, non si incontrano mai. Il gioco narrativo che ne esce è perfettamente riuscito, così come i personaggi "di supporto"; i fatti su cui i due si trovano ad indagare, in modo diverso ma efficace, sono raccontati in modo stilisticamente accattivante e con un linguaggio facile, ottimo.
Insomma: se non si è capito, ancora, questo libro mi è piaciuto davvero molto. In alcuni punti vi sono accenti horror, in altri umoristici... Molto, molto brave alle due autoresse!

martedì 2 marzo 2010

IL CAREZZEVOLE - Massimo Lugli - Newton & Compton

Inizio con una confessione: ho sempre invidiato, e anche un po' odiato, le persone che comprano un libro e il giorno dopo dicono "Che bello, l'ho finito in una nottata" e via dicendo. Personalmente, non sono mai riuscito a leggere un libro in tempi stretti. Ho sempre pensato che ogni libro abbia bisogno dei suoi tempi; che chi legge un libro in meno di una settimana è come uno che si trova davanti una bistecca alla fiorentina e la mangia in cinque minuti. Però, forse, era solo una giustificazione per il mio senso di inferiorità in materia. Oppure no. Forse, Il Carezzevole di Massimo Lugli è per me la prima volta. La prima volta che leggo un libro in un paio di giorni. Che sono sempre più di una nottata. Però mi accontento. In effetti, la storia affascina. Siamo negli anni '70, a Roma: un ragazzo di 23 anni entra come volontario in un quotidiano, cronista di nera. Il Carezzevole è uno sciroccatone che ammazza un sacco di gente e che ovviamente si metterà in contatto col giornalista Marco Corvino fino all'inevitabile scontro finale.
Per ciò che mi riguarda, e che non credo riguardi solo me, la parte trainante del libro è il racconto dell'esperienza in redazione, una redazione "vecchia maniera", il noviziato per un lavoro che non funziona più in quel modo e in cui i personaggi non sono probabilmente più gli stessi. L'ambiente e il giornale fanno senz'altro pensare a Paese Sera, dove Lugli ha mosso i primi passi. Tuttavia, la testata non viene mai nominata direttamente anche se il racconto ha una chiara impronta autobiografica (serial killer a parte). Anche la scrittura è molto, molto buona. Quindi: ottimo libro. Complimenti.

lunedì 1 marzo 2010

ANNIVERSARIONE DA PAURA

Vabbè, tanto per dire: questo blog festeggia i QUASIQUATTROMESI di vita e i VENTI LIBRI letti, cotti e magnati. Faccio i complimenti all'autore del blog e mi ringrazio in quanto autore del blog. Cento di questi giorni, o anche qualcuno meno.

LEGGETE, GENTE, LEGGETE, ANCHE LA PEGGIOR ROBACCIA, ANCHE LE ISTRUZIONI DELLE SUPPOSTE, LA SCADENZA DELLA CREMA DI NOCI, LEGGETE, CHE LEGGERE VI TIENE APERTA LA MENTE, O QUANTOMENO VI TIENE LONTANO DALL'INFERNALE E MALIGNO MEZZO A SCHERMO E BATTITO PIATTO... LEGGETE, GENTE, LEGGETE!

STORIE E LEGGENDE DELLA VALLE DELL'ARNO - Settore 8 Editoria

La terra di Toscana, si sa, è una delle terre storicamente più fertili per cultura. Anzi: per culture. Perché accanto ai poeti, agli artisti, pittori e scultori, uomini di lettere e grandi politici, esiste da sempre un altro tipo di cultura. Quella che viene definita “popolare”, aggettivo che sembra, talvolta, mortificare un retroterra intorno al quale, spesso, è ruotato lo sviluppo e la crescita di un intero territorio, con le sue usanze, le sue credenze, le sue storie, le sue leggende.
In questo curato volume, i due autori, Fulvio Bernacchioni e Laura Bonechi, concentrano la loro ricerca e raccolta sulla terra che si snoda tra Firenze e Arezzo, quella valle in cui le vite delle persone sono scorse insieme alle acque limacciose del fiume Arno. Attraverso testimonianze dirette o spulciando documenti d’archivio, il libro racconta episodi di un novecento contadino e popolare, così come misteriosi fatti risalenti indietro nei secoli. Si narra, per esempio, dei “Pani del diavolo”, strane pietre cave che i contadini di Levane scambiarono per una manifestazione del maligno; o più indietro, quando nel 1333 un monaco di Vallombrosa mise nero su bianco come, durante una notte di tempesta spaventosa, vide in modo incontrovertibile i quattro cavalieri dell’apocalisse. E poi tantissimi altri episodi, legati da un unico filo conduttore: lo scenario, quel Valdarno terra di conquista e di viandanti.
Si arriva però a racconti più vicini nel tempo, e gli incubi che in epoche andate assumevano contorni fantastici e fantasiosi agli occhi dei popolani, diventano purtroppo reali. Storie terrorizzanti in cui il diavolo porta l’uniforme nazista, ed i morti rimangono appesi agli alberi per giorni e giorni; storie di guerra e di fame, storie di feste di paese e di rituali mai scomparsi, incisi nella terra e nelle persone e adesso raccolti in un volume a cui davvero conviene un’occhiata.